mercoledì 29 ottobre 2008

Sabato 1/11/2008 – Festa di Tutti i Santi

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (1 Gv 3,1-3) Vedremo!

Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui. Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro.

Figli di Dio: lo siamo realmente!
Di fatto è così. Non è lasciato alla nostra scelta. È scritto nella nostra carne, nel nostro essere. Siamo carichi dell'attesa amorosa di Dio, trepidante e rispettosa. Dio ci ama come figli suoi. Desidera che siamo con Lui, come Lui. E di più ancora, desidera che siamo noi stessi, liberi, non copie di altri (di idoli), né timorosi come schiavi, né calcolatori come salariati. La Sua attesa amorosa ci apre un destino.

Ciò che saremo non è stato ancora rivelato
Ai nostri occhi? O anche a quelli di Dio? In queste parole c'è tutta la Sua attesa. Come una madre che porta un figlio in grembo, e si chiede che volto avrà. E se anche tutto, di quel figlio, viene da lei, pure non ne conosce ancora il volto; perché il figlio è altro da lei, ha già la sua libertà. Anche Dio attende con pazienza e fiducia: sa già che saremo simili a Lui, anche se non sa ancora – neppure Lui – quale sarà il nostro modo di essergli simili. Ma simili, questo certamente, perché siamo suoi.

Lo vedremo così come egli è
E sarà il nostro primo autentico vedere. Come il bimbo quando impara il volto della madre, e da quello impara a vedere tutto. Finora (nel grembo di Dio!) crediamo di conoscerLo: e ciecamente Lo conosciamo, è la Sua vita che scorre in noi: ma ci manca ancora di vedere il Suo volto.

Chiunque ha questa speranza in lui purifica se stesso
L'attesa dell'Altro ci fa nascere, ci fa scegliere e discernere e dire dei sì e dei no, separando l'indifferenziato: un atto creativo. Signore, Fa' che viviamo nell'attesa dell'incontro ridente con Te, della nostra nascita.

sabato 25 ottobre 2008

Domenica 26/10/2008 - 30a del tempo ordinario - Anno A

Dal vangelo secondo Matteo (Mt 22,34-40)
Con tutto il cuore.

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «"Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente". Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Comandamento - Legge
   Il comandamento di Dio non va confuso con le tradizioni degli uomini (Mt 15,3), con le centinaia di precetti e divieti minuziosi che i farisei tentavano (invano) di osservare e di far osservare, perdendo di vista la volontà di Dio (Mt 23,23)
   Così pure la parola Legge non indica soltanto la legislazione, bensì la parte iniziale e fondamentale della Bibbia, dove Dio fa alleanza con il suo popolo, promettendogli la salvezza.
   In effetti, i comandi di Dio vanno sempre interpretati come promesse: comandando qualcosa, Dio la indica come possibile! (ad es. Pietro chiede a Gesù: "Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque!": Mt 14,28) È in questo senso che Gesù dice di essere venuto a dare compimento alla Legge fino all'ultima virgola (Mt 5,17-18): egli viene a compiere la promessa di Dio!

Amerai il prossimo tuo
   Non è un imperativo, ma un indicativo futuro: Gesù non solo comanda, ma soprattutto promette che verrà il momento quando finalmente sapremo amare perfettamente, come Dio ama (Mt 5,48): anche chi non ci ama o ci è nemico (Mt 5,43-46), abbattendo le barriere dell'odio e facendoci prossimi a chi è lontano o ci tiene lontano.

Come te stesso
   Quando si impara l'amore vero, quello di Dio, cade la barriera che separa il dall'altro.
   Salviamo noi stessi, solo se rinneghiamo la nostra solitudine privata, e scopriamo la comunione profonda che ci lega agli altri, e la croce degli altri diventa la nostra (Mt 16,24-25; Mt 27,40-42)

Con tutto il cuore
   L'amore vero unifica il cuore, lo rende puro, (Mt 5,8) cioè senza doppiezze: non c'è spazio nel cuore per due amori separati (Mt 6,24), altrimenti saremmo profondamente lacerati, poiché dov'è il nostro tesoro là è anche il nostro cuore (Mt 6,21).
   E nel contempo l'amore vero ci dilata il cuore, rendendoci capaci di abbracciare in unico atto Dio, gli altri, noi stessi, senza che nessuno tolga spazio a nessun altro!

Il primo ... Il secondo
   L'amore divino ha la priorità sull'amore umano (anche il più profondo: Mt 10,37), non perché il secondo sia meno importante (anzi è simile al primo, come l'uomo è simile a Dio: Gn 1,26) ma perché dall'amore di Dio scaturisce l'amore per il prossimo, il quale è secondo non perché inferiore ma perché segue il primo come conseguenza necessaria.

sabato 18 ottobre 2008

Domenica 19/10/2008 - 29a del tempo ordinario - Anno A

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22,15-21)
Quel che è di Dio.
In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.
Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Pagare il tributo.
Si deve pagare quando si è debitori. Se non posso pagare divento prigioniero del creditore (Parabola del debitore perdonato: Mt 18,25.34; 5,26) Quando pago, mi metto in pari e posso interrompere i rapporti con il creditore (Mt 20,14) In entrambi i casi, non è possibile un rapporto positivo tra le due parti.
Per questo Dio non vuole essere in credito con noi, e ci dona tutto ciò di cui gli saremmo debitori (Mt 18,27). Non abbiamo tasse da pagare a Dio, perché siamo figli e non sudditi (Mt 17,25-26)

Rendete a Dio quello che è di Dio
Non si tratta di pagare o di restituire: se fosse così, dovremmo privarci di tutto, anche di noi stessi (Mt 18,25-26). Si tratta di render gloria a Dio con le opere buone (Mt 5,16), amando e perdonando come Lui ama e perdona (Mt 5,44-48), condonando i debiti come Lui li condona a noi (Mt 18,33)
Dio non ci chiede di pagargli le decime (le tasse religiose), ma di vivere la misericordia, la giustizia, la fedeltà (Mt 23,23),

Cesare / Dio
È l'imperatore, il più grande tra i re di questa terra, quelli che esigono tributi dai sudditi (Mt 17,25), dominano ed esercitano il potere (Mt 20,25).
Fa tutt'uno con Erode, che per mantenere il potere non esita ad imprigionare e uccidere gli innocenti (Mt 2,13.16; 14,3.5)
Gesù regna nel modo opposto: nella solidarietà con i piccoli e i poveri (Mt 25,40); nella sofferenza e nella persecuzione (Mt 27,11.29); non salva sé stesso, ma dona la sua vita per salvarci (Mt 27,37.42).

L'immagine e l'iscrizione
L'immagine dell'imperatore è un idolo che chiede adorazione; l'iscrizione ricorda il marchio della Bestia nell'Apocalisse, senza il quale nessuno può comprare o vendere (Ap 13,16-17)
Invece l'uomo è creato a immagine di Dio (Gn 1,26-27), e i redenti portano il sigillo di Dio sulla fronte: il segno della Croce. (Ap 7,3-4). Gesù in croce è l'immagine del modo di regnare di Dio e l'iscrizione sulla Croce lo annuncia a tutti (Mt, 27-37)
Ci sono due "economie", ognuna con le proprie regole, i propri valori, i propri stili di vita: quella di Cesare, basata sul debito, sul credito, sul potere e sulla violenza; e quella di Dio, basata sul dono gratuito, sulla gratitudine, sul servizio e sull'amore.
Noi possiamo e dobbiamo scegliere...

sabato 11 ottobre 2008

Domenica 12/10/2008 - 28 a del tempo ordinario - Anno A

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22,1-14)
Venite alle nozze!

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Una festa di nozze.
Il Vangelo è un invito a nozze. Si apre con Giuseppe che prende con sé Maria sua sposa (Mt 1,24); Gesù paragona sé stesso allo sposo, e i suoi discepoli agli invitati a nozze (Mt 9,15); l'ultima serie di parabole, che ci parla del compimento finale della storia (Mt 25), inizia con la narrazione di una festa di nozze (Mt 25,1)
Dio viene a noi come Sposo, cerca la comunione d'amore con noi, vuole che partecipiamo alla sua gioia.

Ho preparato il mio pranzo ... tutto è pronto.
Dio prepara tutto con amore, con prodigalità, senza trascurare nulla (come la vigna nella parabola dei vignaioli omicidi: Mt), pregustando la gioia che vuole condividere con noi. Il suo Regno è preparato per noi fin dalla fondazione del mondo (Mt 25,34).

Non se ne curarono ... andarono ai propri affari
Siamo noi che non siamo pronti (come le vergini stolte: Mt 25,10-12). Ci curiamo d'altro, abbiamo da fare gli affari nostri. Ci smarriamo nel nostro privato, nella nostra vita. Ma "chi vorrà salvare la propria vita, la perderà" (Mt 16,25).

Usciti per le strade.
Il primo che esce per cercarci e chiamarci alla vita vera è Dio: come il seminatore che esce a seminare (Mt 13,3) e il padrone della vigna che cerca operai da coinvolgere (Mt 20,1). E tutta la predicazione di Gesù avviene percorrendo instancabilmente le strade della nostra terra per incontrarci e chiamarci a nozze.

La sala si riempì di commensali
Matteo forse qui ricorda il pranzo che ha offerto a Gesù appena conosciuto, quando "sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con Lui" (Mt 9,10); e pensa alla moltitudine dei cristiani che si convertivano dal paganesimo: "verranno molti da oriente e da occidente e siederanno a mensa ... nel regno dei cieli" (Mt 8,11). E forse riflette anche su come Gesù abbia improvvisamente strappato anche lui dal banco delle imposte, dove si faceva gli affari suoi, (Mt 9,9) per farlo sedere alla tavola del Regno.
Al banchetto convengono coloro che non hanno di meglio da fare: coloro che riconoscono che rispondere all'invito di Dio è il meglio che si possa fare, l'unica cosa che veramente conta e dà pienezza a tutte le altre.

giovedì 2 ottobre 2008

Domenica 5/10/08 (27a del T.O. - Anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 21,33-43)
Mandò loro il proprio figlio.

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto per mio figlio!. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartato / è diventata la pietra d’angolo; / questo è stato fatto dal Signore / ed è una meraviglia ai nostri occhi?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

Piantò una vigna ... se ne andò lontano.
La vigna rappresenta il mondo, l'umanità, ciascuno di noi. Dio inizia la Sua opera con grande amore, con attenzione e sapienza; poi si fa da parte e affida la Sua opera a noi, ci lascia spazio per renderci protagonisti responsabili della nostra esistenza.

La diede in affitto / mandò loro il proprio figlio.
Dopo aver affidato all'umanità la Sua creazione, il mondo e la storia, Dio rischia quanto ha di più caro, ci dona il proprio Figlio, si mette Egli stesso nelle nostre mani.

Avremo noi l'eredità.
La nostra eredità, il nostro destino, è il Regno, preparato per noi dall'eternità (Mt 25,34). È la vita eterna, cioè la vita stessa di Dio (Mt 19,29) Ciò che noi vorremmo estorcere, Dio vuole donarcelo! Scrive San Paolo: "Dio, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?" (Rom 8,32); "Se siamo figli, siamo anche eredi; eredi di Dio, coeredi di Cristo" (Rom 8,17).

I frutti del Regno di Dio
Il frutto che Dio attende da noi è la conversione, che avviene quando si accoglie l'annuncio del Regno di Dio (Mt 3,2.8). È il frutto che nasce abbondante dalla Parola di Dio quando è accolta e custodita (Mt 13,8). La colpa dei contadini non è di non voler consegnare il raccolto, ma di non aver fatto fruttificare la vigna loro affidata.

La pietra d’angolo
La citazione del Salmo 118 è sempre usata nel Nuovo Testamento per parlare di Cristo risorto. Gli uomini uccidono, e si aspettano che Dio faccia altrettanto; invece la Sua risposta al nostro rifiuto mortale è la Risurrezione.

Non vuoi essere tracciato?