venerdì 26 dicembre 2008

Domenica 28/12/2008 - Santa Famiglia

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 2,22-40
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino Gesù a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Secondo la Legge / Mosso dallo Spirito. Maria e Giuseppe si muovono in obbedienza alla Legge, cioè alla tradizione religiosa, fondata sulla Parola di Dio. L'obbligo di presentare al Tempio il figlio primogenito serviva a ricordare che i figli sono dono di Dio, e non proprietà dei genitori. Obbedire alla Legge vuol dire rimanere fedeli all'alleanza, la storia di Israele, popolo amato da Dio.
    Gli anziani Simeone ed Anna sono rappresentanti emblematici di questa storia: credenti fervidi, che attendono da una vita la "consolazione di Israele", cioè che Dio intervenga a riaccendere la luce della speranza per Israele. Sono mossi dallo Spirito: è Lui che spinge i nostri cuori a cercare la salvezza senza stancarsi, è Lui che ci insegna a riconoscerla quando la incontriamo.
    L'obbedienza alla Legge mantiene radicati nella storia in cui Dio ha iniziato la nostra salvezza e ne ha promesso il compimento. L'obbedienza allo Spirito ci apre al futuro, in cui Dio compie le sue promesse e riempie le nostre attese trasfigurandole in maniera sorprendente.

Si stupivano delle cose che si dicevano di lui. I giovani Maria e Giuseppe sono evangelizzati dagli anziani Simeone e Anna: ricevono l'annuncio del valore prezioso del bambino che tengono fra le braccia, sono guidati a capire il senso grandioso che Dio sta facendo vivere loro.
    Si verifica uno stupendo scambio: gli anziani ricevono dai giovani l'evento, il compimento delle loro attese; i giovani ricevono dagli anziani il senso, la comprensione luminosa di quello che stanno già vivendo.
    La Parola di Dio ci parla, non per dirci come dobbiamo cambiare, o in quale direzione inseguire la salvezza, ma per insegnarci a riconoscere la salvezza che è già venuta ad abitare nella nostra vita - la stringiamo tra le braccia! - e per aprirci gli occhi alla luce che ha scelto noi come lampada per brillare a favore di tutti.

venerdì 19 dicembre 2008

Domenica 21/12/2008 - 4a d'Avvento - Anno B

Dal secondo libro di Samuèle.
2 Sam 7, 1-5.8b-12.14a.16
Il re Davide, quando si fu stabilito nella sua casa, e il Signore gli ebbe dato riposo da tutti i suoi nemici all’intorno, disse al profeta Natan: «Vedi, io abito in una casa di cedro, mentre l’arca di Dio sta sotto i teli di una tenda». Natan rispose al re: «Va’, fa’ quanto hai in cuor tuo, perché il Signore è con te». Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va’ e di’ al mio servo Davide: “Così dice il Signore: Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo opprimano come in passato e come dal giorno in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa. Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me, il tuo trono sarà reso stabile per sempre”».

Stabilito nella sua casa. Il re Davide si sente arrivato. Dopo tante avventure, cambiamenti repentini, rischi mortali, finalmente un po' di stabilità! Alla lettera, il testo dice che Davide si è seduto nella sua casa. Non deve più fuggire dai nemici, né inseguire il successo. Vuole godersi il presente: la pace, la gloria, il lusso di una reggia. Come si dice, "ha tirato i remi in barca".

L'arca di Dio sta sotto una tenda. Gli sembra giusto che Dio possa riposarsi un po' anche Lui! Progetta di fargli uno splendido tempio, in modo da sistemarLo... Non è più tempo di avventure neanche per Dio, sembra pensare. In fondo, Egli si è dato molto da fare lungo i secoli: ha attraversato il deserto con il popolo di Israele, poi ha vagato da un santuario all'altro, seguendo le vicissitudini delle varie guerre con i nemici circostanti... Finalmente c'è un re, c'è un regno, c'è una capitale: tutto è sistemato. Non è forse questo il compimento dei progetti di Dio? Finalmente anche Dio può ritirarsi in pensione!...

Così dice il Signore. Ma Dio vuole dire la Sua. Non gli va di essere messo in pensione. Non possiamo relegarlo in un angolo, seppure lussuoso, della nostra vita. Non si stanca mai di progettare, quando pensiamo di essere giunti al compimento, Egli sa bene che siamo solo all'inizio. Le sue promesse vanno molto più in là dei nostri sogni. Quando noi ci ritireremo in riposo, Lui sarà ancora sulla breccia!

Una casa. Il tempio stupendo di Gerusalemme non è la dimora definitiva e autentica di Dio. Egli, il Dio-con-noi, pone la sua tenda in mezzo a noi, facendosi carne, uno di noi, Gesù. Non sarà Davide con tutta la sua forza, né Salomone con tutta la sua sapienza ad avere l'onore di accogliere in casa Dio. Il "recapito" terreno di Dio non sarà Gerusalemme, la città santa. Sarà una ragazza umile, Maria, di una città sconosciuta, Nazaret. Lei, la Piena di Grazia, avvolta dalla potenza dell'Altissimo, darà a Dio cittadinanza definitiva nel mondo. Con il suo "sì" obbediente, pieno di fede e di amore, Dio raggiungerà il compimento dei suoi progetti, in lei finalmente troverà riposo.

sabato 13 dicembre 2008

Domenica 14/12/2008 - 3a d'Avvento - Anno B

Dal libro del profeta Isaia
Is 63,1-2;10-11
Lo spirito del Signore Dio è su di me, / perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; / mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, / a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, / a proclamare la libertà degli schiavi, / la scarcerazione dei prigionieri, / a promulgare l’anno di grazia del Signore.
...
Io gioisco pienamente nel Signore, / la mia anima esulta nel mio Dio, / perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza, / mi ha avvolto con il mantello della giustizia, / come uno sposo si mette il diadema / e come una sposa si adorna di gioielli. / Poiché, come la terra produce i suoi germogli / e come un giardino fa germogliare i suoi semi, / così il Signore Dio farà germogliare la giustizia / e la lode davanti a tutte le genti.

Io gioisco nel Signore.   Di che cosa gioiamo? Qual è la causa, e dunque la qualità della nostra gioia? Isaia qui ci parla di quella gioia specifica del credente, che è gioire nel Signore, di ciò che Egli opera.
    Ne abbiamo un esempio emblematico in Is 9,1-6: quando Dio opera la nostra salvezza è come passare dalle tenebre alla luce, dalla schiavitù alla libertà, dalla guerra alla pace; Dio rende la nostra vita feconda, ci dona un futuro.
    È la gioia che esprime Maria nel cantico del Magnificat: Maria gioisce dell'opera di Dio, e di scoprirsene partecipe e collaboratrice.
    (Altri testi: Is 29,19; Is 41,8-16; Sal 5,12-13; Sal 32,11;33,1; Sal 33,20-22; Sal 40,17-18; Sal 63,12; Sal 64,11; Sal 85,7-8; )

Mi ha rivestito ... con il mantello della giustizia.   È un'immagine intensa, ricca di risonanze, che esprime un profondo cambiamento di stato e un dono di dignità.
    Aronne e i suoi discendenti venivano rivestiti con le splendide vesti sacerdotali, segno del loro compito: Sir 45,6-16;
    In una visione del profeta Zaccaria il sommo sacerdote Giosuè viene liberato dalle vesti immonde e rivestito a festa, come segno della fine del lutto nazionale per l'esilio, e della rinascita del culto sacerdotale. Zac 3,1-5;
    In Ezechiele è il gesto con cui Dio adotta il popolo di Israele, paragonato ad una ragazza nuda e abbandonata, e ne fa la propria sposa: Ez 16,8;
    (Altri testi: Sir 50,11; Is 60,1; Ap 19,18. Il figlio prodigo: Lc 15,22. Gesù nella passione: Lc 23,11; Mc 15,17. Rivestirsi dell'uomo nuovo: Ef 4,24; Col 3,10. Rivestirsi di Gesù Cristo: Rom 13,14; Gal 3,27.)

La salvezza che il Signore vuole donarci è questa: scoprirci amati dal Padre; desiderati dallo Sposo; partecipi, nella fede e nella preghiera, del sacerdozio di Cristo che salva il mondo.

venerdì 5 dicembre 2008

Domenica 7/12/2008 - 2a di Avvento - Anno B

Dal libro del profeta Isaia
Is 40, 1-5.9-11
«Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio –. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati». Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata. Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno, perché la bocca del Signore ha parlato». Sali su un alto monte, tu che annunci liete notizie a Sion! Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie a Gerusalemme. Alza la voce, non temere; annuncia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio. Ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede. Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri».

Consolate. Consolare vuol dire riaccendere la speranza. Nemici della consolazione sono la disperazione e la falsa speranza. La disperazione è quando non vogliamo essere consolati, quando scegliamo di chiudere il cuore alla speranza. La falsa speranza è quando poniamo la nostra consolazione e soddisfazione in gioie superficiali ed effimere, prive di radici e di stabilità: "Guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione" (Lc 6,24); invece: "Beati gli afflitti, perché saranno consolati!" (Mt 5,4) Nella vicenda di Giobbe, le parole umane dei suoi amici sono sterili e moleste, non sanno dargli consolazione (Gb 16,2); solo quando Dio gli risponde Giobbe è consolato (Gb 38,1): la Parola di Dio consola efficacemente, perché nell'atto stesso del parlarci ci rivela che stiamo a cuore a Lui. Nel vangelo di Giovanni, lo Spirito è chiamato Consolatore (Gv 14,16.26; 15,26; 16,7: ci garantisce che non siamo soli, che Dio viene, che Dio opera per noi: "Ecco il vostro Dio!"

Parlate al cuore. La Parola di Dio non si rivolge alla periferia del nostro essere. Non mira a convincerci logicamente, né all'opposto tenta di circuirci facendo leva sugli istinti inconsci. Invece parla accoratamente, da cuore a cuore, si rivolge al centro del nostro essere, come l'amato parla all'amata, come la madre parla al figlio per consolarlo (Is 66,13).

Grida, alza la voce! Dio parla in maniera, intima e personale, eppure pubblica e universale. La Parola non è per pochi eletti, ma per tutti gli uomini, tutti i figli amati di Dio: "Ogni uomo" vedrà la gloria di Dio. Chi è consolato dal buon annuncio della salvezza diventa annunciatore consolante, esce dalla solitudine dell'afflizione per entrare nella condivisione della gioia.

È compiuta la tribolazione = È finita la schiavitù! Isaia annuncia la liberazione degli esiliati: per Israele è una risurrezione, un evento pari all'esodo dall'Egitto, che era stata la sua nascita. Con la venuta di Gesù finisce per tutti noi quella schiavitù più radicale che è il peccato, la paura di Dio. Il Figlio di Dio si fa Figlio dell'uomo per fare di ogni uomo un libero figlio di Dio, mai più schiavo.